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APPROFONDIMENTO Secondo il governatore Draghi le piccole aziende sono vittime di asfissia finanziaria.

• 30 maggio 2009 12:53

L'appello è partito da Bankitalia, per via del governatore Mario Draghi che in un appello alla nazione ha parlato di una crisi dagli esiti presumibilmente preoccupanti soprattutto per le piccole aziende. Quest'ultime vivono un periodo di evidente difficoltà nell'accesso al credito che danneggia innanzitutto la possibilità di investimento, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. L'Umbria che è caratterizzata in particolar modo da imprese di piccole dimensioni, appare essere nell'occhio del ciclone in una condizione finanziaria preoccupante che però potrebbe finire per avvantaggiare aziende che dalla crisi traggono giovamento riposizionandosi sul mercato, insieme ad altre che essendo più robuste quanto a possibilità finanziarie continuano una politica di investimenti nell'innovazione, avvantaggiandosi rispetto ad altre. Gli attori del sistema economico umbro rispondono ai segnali di crisi invitando le istituzioni ad una assunziione di responsabilità, per arginare il preoccupante fenomeno attraverso azioni tese a ridurre la concorrenza sleale, l'insicurezza e a stimolare nuove possibilità di impresa in settori che non hanno conosciuto gli sviluppi opportuni

L'appello di Mario Draghi

“Una mortalità eccessiva che colpisca per asfissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi è un grave rischio per la nostra economia”. Questo il monito che giunge dal Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nelle sue Considerazione Finali, nel capitolo in cui si sofferma sulle difficoltà incontrate dalle imprese in questa fase di crisi. “Il passaggio dei prossimi mesi – ha sottolineato Draghi - sarà decisivo”. Secondo l’indagine svolta dalle filiali di Bankitalia, nell’occhio del ciclone, sono finite soprattutto le piccole imprese sotto i venti addetti, le più colpite dalla crisi economica. Nella sola manifattura se ne contano in tutto quasi 500 mila, con poco meno di due milioni di occupati. Per quelle subfornitrici di imprese maggiori, da cui subiscono tagli degli ordinativi e dilazioni nei pagamenti, “è – ha avvertito il Governatore - a volte a rischio la stessa sopravvivenza”. Come è emerso dall'indagine di Bankitalia, l’attesa di un forte calo del fatturato, più del 20% per molte imprese, e la grande incertezza circa la durata della crisi portano per l’anno in corso a un piano di riduzione degli investimenti del 12% nel complesso dell’industria e dei servizi, di oltre il 20% nella manifattura.  “Valori eccezionali- ha osservato il Governatore - nel confronto storico”. “Un processo di ristrutturazione si era avviato in parti importanti del nostro sistema produttivo nella prima metà del decennio; prima della crisi se ne intravedevano già i frutti in termini di produttività e forza competitiva sui mercati esteri; questi tempi difficili lo mettono a repentaglio”. Secondo l'indagine di Bankitalia circa metà delle 65 mila imprese dell'industria e dei servizi con almeno 20 addetti sono state coinvolte nel processo di ristrutturazione. Esse si attendono un calo del fatturato nel 2009 nettamente inferiore alla media. “A un estremo, le aziende finanziariamente più solide presenti in questo gruppo, oggi attutiscono l’impatto dell'avversa congiuntura consolidando il primato tecnologico e diversificando gli sbocchi di mercato. Non poche: la stima è quella di più di cinquemila con quasi un milione di addetti”. “Alcune- ha rilevato Draghi- sembrano proiettate a trarre vantaggio dalla crisi, in termini di posizionamento sul mercato”. “All’altro estremo- ha proseguito Draghi- vi sono imprese che, avendo deciso di accrescere la scala dimensionale, intensità tecnologica, apertura internazionale, si erano indebitate. Affrontano ora, con la crisi, il prosciugarsi dei flussi di cassa, l'irrigidirsi  dell'offerta di credito bancario, la forte difficoltà ad accedere al mercato dei capitali; si tratta di almeno 6.000 aziende, che impiegano anch'esse quasi un milione di lavoratori”.

 

Il sistema economico umbro chiede impegni alle istituzioni

Mettere gli interventi a sostegno del turismo - settore che al peso della crisi generale aggiunge in Umbria quello di forti debolezze strutturali – e delle strutture ricettive in testa alle proprie priorità. La Federalberghi-Confcommercio della provincia di Perugia lo chiede ai candidati a sindaco alle prossime amministrative, lo ricorda alle istituzioni regionali.
“Accanto all’azione e all’intervento fondamentale della Regione e dell’Apt, di cui ribadiamo l’urgenza, e che proprio in questi giorni ha prodotto un risultato molto positivo e fortemente richiesto da tutte le associazioni con la soppressione dell’obbligo dell’assistente bagnate per tutte le strutture ricettive con piscina, eliminando così la discriminazione legata ai posti letto – spiega il presidente provinciale del sindacato Vincenzo Bianconi – anche i Comuni sono chiamati a fare la loro parte, considerate le importantissime competenze che loro spettano. Le strutture ricettive stanno affrontando una crisi profonda che rischia di diventare insostenibile. Se non si agirà in fretta e bene, ci sono imprese che saranno costrette a chiudere nella bassa stagione ed altre che lo faranno definitivamente, con tutte le drammatiche conseguenze in termini di perdita di posti di lavoro, di professionalità, di competitività e di indotto per l’economia regionale”.
Ai futuri sindaci, ma non meno a quelli in carica, e alla Regione Umbria Federalberghi indica una serie di priorità concrete - contenute in un vero e proprio “manifesto” per il turismo – su cui chiede scelte nette.
“Non ci accontentiamo di generiche promesse di attenzione per il comparto – sottolinea ancora Bianconi – ma pretendiamo impegni precisi circa aspetti su cui è essenziale incidere subito per affrontare l’emergenza. Gli operatori stanno cercando di limitare i danni abbassando le proprie tariffe, aumentando i servizi, creando nuovi pacchetti ed alleanze con altri settori, ma non basta. Occorre che le istituzioni facciano la loro parte. E noi gli indichiamo come”.
Sette sono gli ambiti prioritari su cui il manifesto richiama l’attenzione.
Si comincia dalla concorrenza sleale e dalla sicurezza. Per Federalberghi è necessario che i Comuni, anche con il supporto della Regione, decidano finalmente di affrontare con serietà il tema del rispetto delle regole sulla concorrenza: non è più tollerabile che ci siano imprese sottoposte a continui controlli ed altri soggetti (agriturismo, case religiose, case private ecc.) che continuano impunemente a fare concorrenza sleale a chi le regole le rispetta.
Se non si riesce a garantire la concorrenza leale, va cambiato il sistema e le imprese messe sullo stesso piano: stessi contratti di lavoro dipendente, stesse tasse, stessi obblighi, stesse regole. Connessa l’esigenza di un Umbria sicura in ogni sua realtà urbana, per essere davvero a misura di famiglie.
Tasse e tariffe la seconda emergenza. Prima di tutto va ripensata la Tarsu: gli alberghi la pagano ai Comuni a metro quadro su tutta la loro superficie, con un importo 6 volte circa in più rispetto a quello pagato per una civile abitazione. Un fatto inaccettabile ieri, oggi ancora di più, considerato che il tasso di occupazione medio annuo delle strutture è del 25%. Ridimensionare la tariffa sull’acqua, ridurre l’Ici del 50% nel semestre invernale, collegare le tariffe per l’occupazione del suolo pubblico alla stagionalità e ai flussi, le altre richieste.
Il terzo capitolo del documento è dedicato al credito: congelare i mutui per un periodo predefinito (24 mesi) potrebbe essere una importante boccata di ossigeno per imprese ricettive sempre più in crisi di liquidità.
La promozione è un altro nodo centrale. Federalberghi chiede: alla Regione di investire risorse rilevanti nel turismo e di svolgere un ruolo di reale razionalizzazione e un coordinamento funzionale tra i diversi attori; ai Comuni e agli altri soggetti di abbandonare logiche campanilistiche. Servono iniziative promozionali misurate e misurabili, maggiore attenzione nella scelta dei mercati esteri da aggredire, e tutte le iniziative promozionali devono prevedere oltre alla presenza istituzionale, quella del mondo imprenditoriale.
Il manifesto dedica un paragrafo anche agli eventi, elemento essenziale su cui puntare per garantire presenze sostanziose in tutta l’Umbria, magari anche in periodi di bassa stagione.
Non c’è turismo senza un efficiente sistema di mobilità: se arrivare in Umbria non è stato mai facile, la riduzione di servizi ci penalizza ulteriormente, tanto più che Roma ed il suo aeroporto sono la via principale per il rifornimento di turisti per l’Umbria. Per quanto riguarda S.Egidio, l’esigenza immediata è inserire una compagnia aerea sul mercato inglese aperta a collaborare con il turismo organizzato.
L’ultimo capitolo del documento Federalberghi rivolto ai candidati è dedicato all’accoglienza: negli uffici dove si fa accoglienza turistica non è più possibile trovare personale che non conosca adeguatamente il territorio e non parli almeno la lingua inglese. E’ necessario dunque continuare ad investire in formazione e in miglioramento dell’immagine, anche attraverso una maggiore attenzione verso l’arredo urbano.

 

 

 

 

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