CASO MEZMignini ripercorre tutti i fatti e le testimonianze che costituiscono il teorema accusatorio
Lucia Caruso • 20 novembre 2009 13:00
Con le arringhe dei pubblici ministeri, il lungo processo di primo grado, in corte d'Assise, a Perugia, a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati di essere gli assassini di Meredith Kercher, si avvia alla battute finali. E' il giorno dell'arringa del pm Giuliano Mignini che ripercorre tutti i fatti e le testimonianze relativi alla notte dell'omicidio e che costituiscono il teorema accusatorio. Mignini ha parlato di un processo che "ha coinvolto la stampa internazionale", ha respinto le accuse pervenute dall'opinione pubblica e da "certa stampa" americana, definendo tali accuse come "assolutamente infondate e che delineano la non conoscenza dell'ordinamento giuridico italiano". Ha quindi parlato di "blogger, scrittori e giallisti in cerca di notorietà che si sono alternati in una sorta di processo parallelo, ignorando le vicende giudiziarie lineari, con fasi di indagini veloci, che si sono celebrati qui, l'unica sede deputata al processo". Il pm Mignini ha anche definito la difesa Sollecito come una sorta di "accusa privata" che ha messo in piedi un teorema accusatorio nei confronti di Rudy, "in sua assenza e senza che questi possa difendersi, in questo processo". Ha definito l'ipotesi del furto - a suo avviso simulato da Amanda e Raffaele -, ma sostenuto dalle loro difese, "non credibile per molti aspetti oggettivi emersi nel processo". "Secondo questa ipotesi - dice - si sarebbe trattato di un ladro - atleta da circo, che sceglie di entrare in casa dalla finestra più alta, dal lato più esposto, per poi entrare, mettere tutto sottosopra e non rubare nulla, senza neppure forzare la porta e avendo la possibilità di accedere alla casa da altri punti, meno in vista e più facili da attraversare". Il pm continua la ricostruzione di quella notte, ripercorrendo quanto dichiarato dai numerosi testimoni, gli interrogatori di Amanda e Raffaele, in questura, a seguito del ritrovamento del cadavere di Meredith, le dichiarazioni degli amici dei due imputati e degli inquilini della casa. Quindi prova a restituire legittimità ai numerosi indizi ed elementi che l'accusa ha portato al dibattimento e che le difese hanno "a più riprese cercato di delegittimare". Domani mattina riprende l'arringa dell'altro pm, Manuela Comodi dinnanzi alla corte d'Assise presieduta da Giancarlo Massei che si concluderà con le richieste di condanna nei confronti dei due imputati Amanda e Raffaele.
Processo mediatico
Questa mattina aprendo la sua requisitoria in corso davanti la corte d'Assise di Perugia, il pm Giuliano Mignini ha parlato di "vicenda unica", di un processo che "ha interessato tre continenti".
"Un processo mediatico - ha sottolineato il magistrato - nel quale sono svaniti gli elementi emersi in aula". "A fronte di vicende giudiziarie assolutamente lineari, - ha detto Mignini - di indagini veloci e plurimi conferme ha attirato contestazioni veementi. Questo è il maggior paradosso. Detective in cerca di notorietà, scrittori blogger e giallisti si sono alternati in una sorta di processo parallelo. Ma il processo si celebra solo in questa aula".
Amanda e le sue false dichiarazioni su Patrick
Amanda Knox "ha consapevolmente accusato un innocente" ha detto il pm Giuliano Mignini. Il riferimento è a Patrick Lumumba, che però non ha nominato espressamente, coinvolto nell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher per le dichiarazioni alla polizia della giovane americana e poi prosciolto da ogni addebito (è infatti ora costituito parte civile nei confronti dell'americana accusata di calunnia nei suoi confronti). "Amanda - ha sottolineato il magistrato - non ha mosso un dito mentre languiva in carcere. Nè lei nè la madre che aveva raccolto le sue confidenze. E guarda caso - ha proseguito Mignini - si trattava di una persona di colore come Rudy Guede".
Demonizzazione di alcuni testimoni
Ha parlato anche di "continua operazione di demonizzazione" di alcuni testimoni facendo riferimento all'operato delle difese degli imputati il pubblico ministero Giuliano Mignini nella sua requisitoria davanti alla Corte d'assise di Perugia. "Diversi testi - ha detto il pubblico ministero - hanno esitato a presentarsi agli inquirenti, ma poi lo hanno fatto in maniera assolutamente precisa. Le difese hanno invece insinuato il sospetto che lo hanno fatto per chissà quali manovre". Mignini ha poi evidenziato il "lavoro enorme" fatto dalla polizia "per accertare la verità sull'omicidio della ragazza inglese, della quale - ha detto - troppo spesso ci si dimentica". Ha ricordato l'impegno della squadra mobile di Perugia, dello Sco e della scientifica del capoluogo umbro e nazionale.






















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