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CASO NESTLE’La Perugina si è fermata

Mauro Sedda • 05 giugno 2009 14:59

Il parcheggio davanti all'azienda è deserto, dai pullman non scende nessuno. “Lo sciopero è riuscito alla grande, la fabbrica è praticamente vuota”, dice Cristiano Alunni, coordinatore della Rsu della Perugina, una delle principali realtà produttive del gruppo Nestlè in Italia. 
Oggi la storica fabbrica di cioccolata di Perugia si è fermata per otto ore, insieme alle altre realtà produttive della multinazionale svizzera in tutta Italia. Uno sciopero con un'adesione altissima (oltre il 90% dicono i sindacati) in risposta alla scelta unilaterale di Nestlè di cedere a Bauli le produzioni a marchio Motta e Alemagna.
 
Preoccupazione per una strategia incomprensibile
 
“Abbiamo passato 12 mesi ad ammortizzare la cessione di Buitoni da parte di Nestlè - spiega Alunni - e ora ci troviamo davanti a un'altra mossa inaspettata. Nestlè si priva di altri due marchi di grande prestigio e per lo stabilimento Perugina questo può comportare la perdita di una percentuale importante in termini di volumi di cioccolata prodotti”.
Davanti ai cancelli di San Sisto, dove ha sede la principale fabbrica del capoluogo umbro, i lavoratori, insieme alle delegazioni di Cgil, Cisl e Uil, presidiano dalle sei di mattina l'ingresso della fabbrica. La preoccupazione per il comportamento della multinazionale è forte: “I primi a pagare saremo sicuramente noi stagionali - dice Benedetta una delle numerose lavoratrici con contratti di questo tipo in Perugina - perché se si ridurranno le produzioni del 30% come temiamo, allora l'azienda non avrà più bisogno del nostro lavoro”. 
Un pericolo “concreto” secondo i sindacati e i lavoratori che, non a caso, hanno reagito in maniera decisa con lo sciopero di oggi.
“Come nella tradizione e nei momenti più importanti della storia di questa fabbrica - afferma Vincenzo Sgalla, segretario generale della Flai-Cgil dell'Umbria e coordinatore nazionale del gruppo Nestlè per la Flai - i lavoratori Perugina hanno dato anche oggi una risposta chiara e netta. Dopo l'accordo sul torrefattore del 2007 pensavamo di aver superato la fase più critica nei rapporti con Nestlè qui a Perugia, in realtà se n'è aperta un'altra probabilmente ancor più complessa. Noi chiediamo che i manager della multinazionale, a partire dall'amministratore delegato di Nestlè Italia, Manuel Andres, dimostrino che oltre a saper vendere le aziende sono anche in grado di sviluppare business e produzioni. Avremmo davvero un enorme piacere - conclude il sindacalista - se riuscissimo a comprendere la sua strategia per questo mercato e per queste produzioni, visto che per ora ci è del tutto ignota”.
 
Necessario un piano industriale
 
I sindacati “pretendono” dunque a questo punto un “tavolo serio” in cui Nestlè illustri strategie definite e delineate per un “confronto vero” con una parte sindacale che rivendica di aver sempre saputo svolgere il proprio ruolo “in maniera costruttiva e mai strumentale”.
La Cisl chiede ''risposte sul futuro di questo stabilimento e dei suoi lavoratori''. Motta e Alemagna non sono legati solo alla produzione di panettoni ma anche di cioccolatini e uova di Pasqua. Questo mette ''a rischio soprattutto i lavoratori con contratto a termine e in forse le ore lavorate sia dai part-time che dai full-time''. Il segretario generale Cisl Umbria, Ulderico Sbarra, afferma, inoltre, di essere ''stupito soprattutto per la modalità con cui si è presa la decisione di dismettere i marchi e, in particolare, il venire meno sul punto specifico delle relazioni sindacali che, per la Cisl, rimangano il fondamento di ogni seria e credibile contrattazione. Questo cedimento nelle buone relazione industriali - sottolinea - è un segnale di allarme e, considerata l'importanza della Nestlè-Perugina, della produzione e dell'occupazione a San Sisto, le organizzazioni sindacali e la dirigenza della Nestlè dovranno subito recuperare confronto e credibilità, conoscere il piano industriale e tranquillizzare i lavoratori e le loro famiglie''.
 
Pronta una nuova mobilitazione
 
Ma se dalla multinazioanle non dovessero arrivare risposte soddisfacenti è già pronto il prossimo “livello di mobilitazione”. A Vevey, in Svizzera, dove ha sede il colosso dell'alimentare, il prossimo 24 giugno si terrà il coordinamento sindacale europeo alla presenza dei vertici di Nestlè.  E i sindacati italiani non escludono la possibilità di organizzare per quella data una grande manifestazione di gruppo proprio “sotto le finestre” della multinazionale.

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