CASO PAGINEITFiniscono agli arresti marito e moglie nell'inchiesta Araba Fenice2, che cominciò con un servizio delle Iene
Maurizio Troccoli • 10 luglio 2009 13:28
Prende il nome di Araba fenice, l'operazione svolta dalla guardia di finanza e dalla polizia postale di Perugia, che ha portato all'arresto due presunti responsabili di una maxi truffa telematica svolta ai danni di numerose imprese italiane. E' la nota vicenda che coinvolge la società Pagineit srl, responsabile del sito pagineit.it, per la vendita "fraudolenta" di servizi pubblicitari non richiesti. Agli arresti sono finiti due coniugi: Fiorenzo Marozzo di 56 anni e la moglie, Maria Angela Maltecca di 55, sono stati invece indagati, a piede libero, altre 6 persone con la stessa accusa di "associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla tentata truffa ed estorisione e all'evasione fiscale". Annalisa Lillini, comandante della Polizia Postale di Perugia ha spiegato ai giornalisti che il nome Araba Fenice "deriva dalla capacità dimostrata più volte dai responsabili di questa organizzazione, di ritornare a compiere la stessa tipologia di truffa, sempre dietro le quinte, anche dopo essere travolti da inchieste", . Di questa vicenda che ha determinato la perquisizione, nel marzo scorso degli spazi aziendali della società Pagineit, se ne è occupata anche la trasmissione Le Iene, di Italia 1, mettendo in luce il grande giro d'affari che ruotava attorno all'organizzazione e che vedeva come vittime numerose aziende di tutto il territorio nazionale. Questa mattina un giornalista della trasmissione di Italia 1 è ritornato presso l'azienda ed è stato aggredito da un uomo che si trovava sul posto. "E' di 2 milioni e 800 mila euro il fatturato cartaceo rinvenuto dalla guardia di finanza", ha detto Salvatore Tarantini, capitano delle fiamme gialle di Perugia: "Ovviamente - ha aggiunto - questi grandi numeri non rappresentano la reale liquidità della società, possiamo dire che queste fatture sono state gonfiate soprattutto per dare al cliente l'immagine di una società dai grandi giri d'affari, quindi credibile". L'operazione avvenuta ieri mattina e resa nota oggi si è conclusa con il provvedimento degli arresti domiciliari alla donna, mentre per il coniuge è stata predisposta la custodia cautelare in carcere, tuttavia è stato necessario, a seguito di un malore, il ricovero in ospedale, ove è piantonato dalla polizia penitenziaria. Gli agenti hanno disposto il sequestro di tutta l'apparecchiatura utilizzata nei call center di Ponte San Giovanni, di Pescara e Massa Carrara, comprese le linee telefoniche del sito www.paineit.it e degli altri siti web a questo riconducibili, oltre ai conti correnti bancari e postali della società. L'indagine è iniziata nel 2008 ed è stata coordinata dal pubblico ministero Gabriele Paci, della procura perugina, "caratterizzata - dicono gli inquirenti - da un rilevante volume d'affari in evasione di imposta, per cui giornalmente continuano a pervenire nuove denunce da ogni parte d'Italia, di imprenditori indotti fraudolentemente a pagare un servizio di pubblicità on line non richiesto, promosso e realizzato da Pagineit". Ecco quale era il meccanismo utilizzato, secondo la ricostruzione degli inquirenti. "Veniva inviato all'azienda prescelta un fax contenente una presentazione dei servizi publicitari offerti in rete da Pagineit, unitamente all'annuncio di un'offerta promozionale consistente nell'inserimento gratuito di dati aziendali all'interno di alcuni portali telematici, con richiesta, qualora non vi fosse stato interesse al servizio, di una segnalazione in tal senso all'ufficio clienti. Successivamente la stessa azienda veniva contattata dal call center di Pagineit le cui operatrici, utilizzando un frasario ingannevole prestabilito, chiedevano la conferma dei dati aziendali riuscendo ad ottenere gli estremi della partita iva. Quindi l'azienda contattata riceveva una fattura per l'importo di 291 euro a titolo di corrispettivo del servizio pubblicitario offerto in internet, mai richiesto. In caso di mancato pagamento scattavano solleciti telefonici o cartacei. Le pretese venivano avanzate sostenendo che era stato stipulato un contratto telefonico di cui Pagineit conservava registrazione, oltre alle minacce di azioni legali, in caso di insolvenza". Dalle indagini è emerso che molte aziende che hanno pagato, lo hanno fatto credendo di corrispondere la somma per la pubblicazione dei propri dati sugli elenchi di Pagine bianche, Pagine gialle, Pagine utili o Pagine sì, dicono ancora gli inquirenti. Stando alle indagini l'inganno avveniva a causa dell'ambiguo messaggio della telefonata, dell'assonanza del nome di Pagine it con i noti operatori e della somiglianza della fattura a quelle che da anni gli imprenditori pagavano per l'inserimento dei propri dati nel classico elenco telefonico.






















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