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CIFRE Rapporto mercato del lavoro. Nel 2008 l'Umbria ha tenuto rispetto alla media nazionale. Oggi nuova fase: "Salvaguardare tutti i posti di lavoro a rischio". Fondamentale lo strumento della cassaintegrazione

• 21 settembre 2009 13:52

“Nella fase di crisi che stiamo vivendo assumono grande e strategica rilevanza gli ammortizzatori sociali”. Lo ha affermato stamani a Perugia l’assessore regionale alle politiche attive del lavoro e alla formazione, Maria Prodi, durante la presentazione del mercato del lavoro in Umbria nel 2008.  
  “L’impatto occupazionale della crisi è la prima tra le priorità che le politiche del lavoro sono chiamate ad affrontare – ha detto l’assessore - Se fino allo scorso anno erano centrali problematiche quali la qualità dell’occupazione, la contenuta occupazione degli over 45, la presenza di una disoccupazione scolarizzata e femminile superiori a quelle di altre aree del Centro Nord del Paese, ora la priorità è la salvaguardia di tutti i posti di lavoro a rischio. Si è quindi passati da una focalizzazione sulle fasce ‘deboli’ che, nonostante la fase positiva vissuta dal mercato del lavoro umbro, continuavano ad incontrare difficoltà nel trovare e mantenere una occupazione, ad una fase nella quale occorre agire affinché la disoccupazione non torni ad assumere quei livelli preoccupanti fortunatamente abbandonati da anni” .
  L’assessore ha quindi ribadito l’importanza degli ammortizzatori: ”Tra essi gioca il ruolo principale la cassa integrazione ordinaria, straordinaria e - specie in una regione come l’Umbria - in deroga. Quest’ultima è utilizzata per la salvaguardia dei posti di lavoro presenti in tutte quelle aziende artigiane o industriali di piccole dimensioni che non possono ricorrere ai primi due istituti o che li hanno già esauriti. Il ruolo nella nostra regione di questo ammortizzatore è estremamente rilevante e lo dimostrano le numerose domande pervenute e soprattutto l’ampio numero di lavoratori coinvolti. Lo sforzo operato dalla Regione per far fronte a tale impatto è notevole, sia in termini di risorse finanziarie che di risorse umane impegnate all’attività di esame congiunto e di disegno dei percorsi di politica attiva che, stando all’accordo Stato Regione del 12 febbraio 2009, accompagnano l’erogazione del sostegno. Grazie a ciò, possono beneficiare di un reddito, seppur ridotto, ed hanno l’opportunità di conservare il proprio posto di lavoro, oltre 5mila lavoratori – ma il numero è destinato a crescere – la maggior parte dei quali operai con un livello di scolarità piuttosto basso, quindi in difficoltà nel trovare una nuova occupazione”.
 L’assessore ha precisato che “ad oggi gli esami congiunti relativi alla cassa integrazione in deroga nella regione sono 761 (+ 7 per la mobilità) e i lavoratori sono quasi 5mila 700 di cui il 45,3 per cento donne. Il Servizio politiche attive della Regione – ha concluso l’assessore – è fortemente impegnato nell’esame delle domande per la concessione del sostegno ai lavoratori e nel disegno del sistema delle politiche attive da destinare ai soggetti colpiti dalla crisi nel rispetto degli accordi Stato-Regioni”. 
  Entrando nel merito del rapporto l’assessore Prodi ha detto: ”Il documento mette in luce che in Umbria la crisi è presente, ma non in maniera più marcata della media del Paese. Nel 2008, infatti, siamo state tra le regioni che hanno registrato la crescita occupazionale più significativa e tra quelle che hanno visto l’aumento della disoccupazione più contenuto. Nei primi mesi del 2009 la flessione occupazionale evidenziata dall’Istat risulta  significativa, così come lo è la crescita della disoccupazione anche a seguito del fatto che il confronto avviene il primo trimestre del 2008 nel quale si erano registrati molti record per la nostra realtà regionale. Il ricorso alla cassa integrazione – al momento il principale termometro della crisi – nella prima parte del 2009 è notevolmente aumentato rispetto al passato, ma in maniera meno marcata rispetto all’intero Paese, così come più contenuta è l’incidenza dell’ammortizzatore sul totale dell’occupazione alle dipendenze”.
  Il direttore regionale Ciro Becchetti ha evidenziato che “la repentina inversione di tendenza vissuta dal mercato del lavoro umbro a seguito della profonda fase recessiva impone un ripensamento anche degli strumenti di informazione utilizzati per l’analisi del mercato del lavoro. Sinora – ha detto -  l’Osservatorio regionale sul mercato del lavoro ha svolto la sua attività producendo dei Report sintetici trimestrali volti ad evidenziare la congiuntura vissuta dal mercato del lavoro regionale ed un Rapporto Annuale che andava ad approfondire le varie tematiche. In particolare al Rapporto Annuale era affidato il compito di analizzare nel dettaglio le caratteristiche di occupati e disoccupati per evidenziare chi, anche in una fase decisamente positiva, come è stata fino al 2008 quella vissuta dal mercato del lavoro umbro, continuava ad incontrare le maggiori difficoltà”.
“Oggi sono necessari anche strumenti informativi che consentano un monitoraggio continuo della crisi e che siano in grado di quantificare i potenziali beneficiari degli interventi. Già il rapporto annuale di quest’anno va incontro a tale esigenza ponendo l’attenzione sugli ammortizzatori sociali, quali la cassa integrazione guadagni, che hanno avuto un ruolo marginale durante la lunga fase espansiva vissuta fino al 2008 e che ora invece divengono determinanti”.
Becchetti ha annunciato che “la Regione Umbria ha accantonato, per il biennio 2008-2009, 43,7 milioni di euro a valere sui fondi comunitari per far fronte ai percorsi di politica attiva destinati ai lavoratori beneficiari degli ammortizzatori in deroga e per erogare ‘l’equa’ indennità di partecipazione a tali percorsi che, stando all’accordo Stato Regioni del 12/02/2009, va ad affiancare il sostegno al reddito pagato dall’INPS con le risorse nazionali facendo sì che nel complesso il lavoratore possa percepire l’80% del proprio salario mensile. La Commissione Europea, nell’avallare tale disegno presentato dallo stato membro, ha però puntualizzato che le Regioni nell’attivazione di tale intervento non debbano lasciare le rimanenti categorie di soggetti deboli del mercato del lavoro prive di politiche. Per prevedere la possibilità di svolgere politiche a favore degli altri disoccupati e delle fasce deboli del mercato del lavoro, occorrerà quindi mettere in atto una gestione finanziaria che mantenga spazi, seppur ridotti, anche per queste altre categorie”.
“E’ assai probabile che si renderà necessaria una riprogrammazione del POR che, tuttavia, vista l’assoluta incertezza degli andamenti dei fenomeni di crisi e dei destinatari effettivamente raggiungibili con le risorse FSE, dovrà essere presa in considerazione solo ad accertamento della reale evoluzione dei fenomeni”.
SCHEDA
Un anno, il 2008,  decisamente positivo per il mercato del lavoro in Umbria con una crescita occupazionale tra le più elevate e nettamente superiore a quella media del Paese: da 367mila unità si è passati a 376mila con +2,4 per cento rispetto allo +0,8 a livello nazionale. I dati sono migliori rispetto a quelli dell’intero Paese permettendo all’Umbria di posizionarsi più in alto nella graduatoria delle regioni e avvicinarsi agli obiettivi fissati a Lisbona per il 2010.
“Tale crescita occupazionale – ha spiegato Paolo Sereni,  dell’Osservatorio regionale sul lavoro -  ha riguardato sia la componente autonoma, risalita a quota 98 mila (+5 mila, +4,8 per cento), sia quella alle dipendenze che segna il nuovo massimo a quota 278mila (+4 mila, +1,6 per cento) anche se, come ormai di consueto, il vero impulso è stato prodotto principalmente dal terziario extracommerciale (+5 mila) che occupa ora 187mila addetti (il 49,7per cento dei lavoratori umbri).
Le performance dell’Umbria superiori alla media nazionale – ha precisato Sereni -  si riscontrano per entrambi i sessi e grazie ad esse, sia la condizione occupazionale degli uomini sia quella delle donne, nel 2008 risultano tra le migliori del Paese. L’occupazione femminile si è così portata a 163mila unità (+6mila)”.
All’aumento dell’occupazione per entrambi i sessi è corrisposta una crescita delle forze di lavoro (220 mila quelle maschili,+1,7per cento e 175mila quelle femminili, +4per cento) e di conseguenza dei rispettivi tassi di attività: quello maschile al 76,5per cento (+6 decimi) risulta in linea con la media del Centro (76,6 per cento) a 2 punti dal Nord, quello femminile al 61per cento (+1,3 punti) risulta persino superiore alla media del Nord (60,7per cento) nonché il 4° del Paese.
Anche i dati del 2008 evidenziano che le maggiori difficoltà nel trovare un’occupazione le incontrano i più giovani il cui tasso di occupazione continua ad essere il più elevato (14,4 per cento) ma al tempo stesso evidenziano che poco meno della metà dei disoccupati ha superato i 35 anni. Oltre il 55per cento ha almeno un diploma, i laureati hanno un tasso di disoccupazione (5per cento) superiore alla media nazionale (4,6per cento) ma sono i meno scolarizzati ed in particolare le donne a far registrare il tasso di disoccupazione più elevato (10per cento per quelle in possesso di licenza media).
Ridotta anche la differenza di genere essendo aumentata la presenza femminile nell’occupazione (43,4per cento), che risulta ora la più elevata del Paese, e diminuita quella nella disoccupazione (62,6per cento) con la disoccupazione umbra che non è più la più femminile del Paese ma con un tasso ancora lontano dal nord del Paese.
Pur restando al di sotto della media del Centro Nord è aumentata l’occupazione dei laureati portandosi al 72 per cento così come quella degli over 45 , sebbene in entrambi i casi tali crescite sono state accompagnate da lievi aumenti della disoccupazione.
Un lieve miglioramento si ha anche nella qualità contrattuale in quanto è aumentata l’occupazione alle dipendenze di tipo permanente (236 mila, +5 mila) e leggermente calata quella temporanea (42mila, - mille) di conseguenza si è avuta una flessione della presenza di lavoro a termine (scesa dal 15,7per cento al 15,3per cento) che resta tuttavia la più elevata del centro nord.
Malgrado gli obiettivi raggiunti l’Umbria non è immune alla recessione e molto probabilmente la bontà dei dati del 2008 dipendono più che da una miglior capacità del sistema produttivo umbro di reagire alla crisi, alla successiva manifestazione della stessa rispetto alle aree più industrializzate del Paese la cui produzione è maggiormente rivolta all’export, che per primo la crisi l’ha subita.
Nella seconda parte del 2008 la crisi è stata segnalata anche dai Centri per l’impiego che hanno evidenziati in particolare il picco negativo di dicembre, dovuto alla scadenza di contratti a termine, che risulta notevolmente più ampio rispetto a quello del corrispondente mese del 2007. Nel secondo semestre del 2008 è iniziato ad aumentare anche il numero di iscrizioni di soggetti con esperienze lavorative e nei primi mesi del 2009 l’aumento annuo medio rispetto al corrispondente periodo del 2008 è del 50per cento. Non va poi dimenticato che la crisi non si è manifestata, almeno nel 2008, con una crescita importante delle espulsioni dall’occupazione, ma con un sensibile incremento del ricorso alla cassa integrazione, che non implica variazioni dell’occupazione rilevata dall’ISTAT in quanto non comporta variazioni dello status del lavoratore. Già nel 2008 le ore autorizzate sono state del 75per cento superiori a quelle del 2007 (+64,5per cento la CIGO e +85,7per cento la CIGS) e nel 2009, stando ai dati di fonte INPS, stanno registrando una vera e propria impennata.
Ad oggi è difficile  individuare e definire che impatti avrà e quanto durerà la fase recessiva in Umbria e nel Paese. Le previsioni sul PIL nazionale nel corso dei mesi sono divenute sempre più preoccupanti passando dall’iniziale ed ottimistico -3,5per cento a valori del -5per cento se non addirittura ancor più negativi. Se tali scenari si dovessero verificare, nota l’elasticità occupazione-prodotto degli ultimi anni (in media 0,85 nel nuovo millennio), il numero di posti di lavoro a rischio in Umbria sarebbe prossimo alle 15 mila unità ed il numero dei soggetti in cerca di lavoro rischierebbe così di risalire ben al di sopra delle 3° mila. In questo contesto risolutivo sarà il ricorso agli ammortizzatori sociali.

 

Fonte: Regione Umbria

 

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