CONGRESSO I tre candidati umbri alla segreteria Pd, a confronto. Nessun colpo basso ma molti spunti di riflessione
• 06 settembre 2009 13:18
Si è tenuto sabato sera il primo confronto perugino, a tre, tra i candidati alla segreteria regionale del Pd dell'Umbria. All'interno della festUnità Democratica, di Pian di Massiano Lamberto Bottini (per la mozione Bersani), Valerio Marinelli (mozione Marino) e Alberto Stramaccioni (Riformisti per l'Umbria sostenuta dai franceschiniani) sono stati intervistati sui temi principali che caratterizzano questa campagna congressuale. Dalle riforme alle alleanze, dall'analisi del voto delle scorse amministrative ai punti di differenziazione tra le tre candidature, dai problemi dell'università e della formazione, fino alle proposte che i candidati prevedono per mitigare la deriva del precariato e dell'insicurezza dei giovani. I tre si sono marcati stretti facendo attenzione ai colpi bassi che non sono arrivati. Il candidato più giovane Valerio Marinelli ha semplicemente evidenziato la differenza generazionale tra lui e gli altri due candidati e questa è apparsa come l'unica nota fuori pentagramma della serata. Per il resto le dichiarazioni si sono basate sul rispetto dell'avversario e su un'analisi cauta della realtà, fuori insomma dal clima di tensione che in questi giorni di strategia invece si registra tra le mozioni. Bottini ha evidenziato l'esigenza di ricostruire un partito con regole e comportamenti diverse da quelle che hanno caratterizzato il Pd in questi anni. Più autorevolezza dunque, una struttura chiara con ruoli e compiti definiti ed una maggiore unità tra le sue componenti. Ha poi rappresentato la politica regionale di questi anni come una azione tesa ad un welfare attento che colloca questa regione in una posizione di vantaggio rispetto alle altre. Quindi ha indicato la strada per uno slancio indispensabile sui temi dell'economia verde, puntando sulla filiera ambiente, turismo, cultura. Quindi Valerio Marinelli che ha richiesto al Partito Democratico un maggiore coraggio nelle scelte, ponendo al centro le tematiche della cittadinanza, del lavoro, soprattutto per i giovani, individuando sacche di sfruttamento che appaiono come accettabili. Non si puo accettare - ha detto - che giovani formati, competenti, qualificati, siano costretti a lavorare in condizioni dequalificanti e non all'altezza delle loro competenze. Ha anche manifestato l'urgenza di uno scatto generazionale all'interno della classe dirigente del partito che necessità di rinnovamento, nuove idee ed un ritrovato protagonismo. Infine alberto Stramaccioni che ha invitato tutti ad una maggiore concretezza nell'analisi e nella proposta, partendo dai temi della formazione fino a quelli dell'economia, per affrontare i quali - ha detto - c'è bisogno di un approccio pragmatico che tenga conto del fatto che le risorse a disposizione non sono in gradi di far fronte a tutti i problemi e spingere il rilancio, pertanto c'è bisogno di politiche attente tese ad una maggiore razionalizzazione della spesa. Infine non ha nascosto il clima di tensione e di fuochi incrociati che si fa strada nel partito e che, in questa fase, non può essere nascosto semplicemente per apparire agli occhi dei lettori come un partito unito in tutte le sue componenti. Strmaccioni ha descritto le ragioni della sua scelta verso un programma autonomista che non ha sposato nessuna delle mozioni proposte in campo nazionale, mettendo al centro l'Umbria, le sue emergenze economiche e sociale ma anche le sue opportunità all'interno di una Italia federale, dove può giocare un ruolo strategico nell'area mediana del Paese insieme alle altre regioni vicine. Insomma l'incontro si è concluso senza colpi di scena, come qualcuno probabilmente si aspettava. Probabilmente bisognerà aspettare ancora per assistere a qualche simpatica scintilla.






















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