Dove sgorga l'acqua - I camminaPerugia alla scoperta dei mestieri dell'acqua
• 15 marzo 2010 11:06
La bella giornata, la prima dopo tanto inverno, ha invogliato un bel gruppo di persone a interrogare la città per scoprirne le sue risorse più intime, come l'acqua che si raccoglie sotto le sue case e i suoi orti e scaturisce alla base dell'acropoli.
Siamo partiti dal vialetto della scala mobile di via Pellini, dove abbiamo ricordato la prima piscina realizzata a Perugia, all'inizio degli anni Sessanta, e che fece provare a tanti giovani perugini il piacere di nuotare.
A metà delle scale mobili, abbiamo trovato i nicchioni sul muro della Canapina, dove macerava la canapa destinata a diventare corda o tessuto.
Siamo poi saliti sull'acropoli, alla piazza del Sopramuro, davanti a quello che un tempo era il "Tempio delle lasche", la pesceria ottocentesca ove si vendeva il pesce del Trasimeno, oltre alla porchetta e alla carne delle "bestie scollate" (la bassa macelleria).
Scendendo per via Alessi in via Angusta, abbiamo ricordato i bagni pubblici che vi erano (poi trasferiti al villino Mavarelli e infine al Diurno del Brufani).
Più sotto, in via delle Conce, uno degli ultimi vespasiani ha offerto lo spunto a un vivace confronto sulle condizioni di vita di uomini e donne.
E scendendo ancora, accanto alla galleria, abbiamo visto l'ambiente residuo delle antiche Conce: dalla finestra potevamo udire lo scroscio impetuoso delle acque prodotte dalla vena della Rupe, la collina franosa del Pincetto.
Siamo risaliti sull'acropoli, un po' in ascensore, un po' con le scale mobili del minimetrò e un po' a piedi, e ci siamo diretti a Piazza Cavallotti, dove abbianmo ricordato il rito settimanale del baccalà messo in un recipiente con l'acqua corrente.
Da qui ci siamo avviati verso la zona che più di tutte ha a che fare con l'acqua, la Conca di P.S.Angelo. Sulla via Appia, si è rievocata la neviera, per la quale veniva utilizzato il cunicolo della Postierla.
Scendendo per i vicoli della Conca, siamo giunti davanti alle Terme romane, di cui resta il mosaico con il mito di Orfeo (purtroppo chiuso).
E proseguendo per la strada della Conca, fuori porta, siamo giunti alla Fonte dei Tintori, che forniva l'acqua per questa affascinante arte antica e per i misteri dei colori. Un momento di assenza di traffico ci ha permesso di ascoltare lo sgocciolio dell'acqua dalla vena. La Fonte dei Tintori faceva parte di quelle opere idrauliche (cone il Fontenovo, e la stessa Fontana maggiore) con cui la Repubblica perugina assicurava a tutti i cittadini il godimento del diritto all'acqua: il Grifo sulle Fonti è il simbolo dell'acqua pubblica.
Più avanti, sotto Montemorcino, l'edificio delle Terme e la sua vita mondana della Belle époque ha fornito qualche spunto per salaci allusioni.
Tornando indietro, abbiamo percorso via Antinori fino alla fonte del Piscinello: qui - dopo aver fatto silenzio per ascoltare il piacevole scroscio dell'acqua - abbiamo ricordato le lavandaie, che alle fonti trovavano occasioni di incontro e di socialità tra donne, e gli ortolani, che dalla città ricevevano l'acqua con cui facevanio crescere i frutti che poi restituivano alla città stessa, realizzando (oggi sembra un miraggio) sia l'obiettivo dei chilometri zero, che la coltivazione biologica. La frutta e la verdura, colta la mattina, arrivava dopo pochi minuti al mercato, riempiendolo di colori e profumi e donando al palato sapori unici, legati alla terra da cui venivano.
info: http://www.latramontanaperugia.it/articolo.asp?id=1747
(fotografie di Francesco Pucci)






















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