#ijf 2010 "Bilal: Viaggiare, lavorare, morire da clandestini"
• 29 aprile 2010 15:39
di Diletta Giannoni
E' stato uno "spettacolo" intenso e pungente quello che si è tenuto lo scorso giovedì alle ore 21 presso il Teatro Pavone all'interno del Festival Internazionale del Giornalismo, svoltosi a Perugia dal 21 al 25 Aprile. Gli animi degli spettatori non hanno potuto non essere scossi da ciò che hanno realizzato Fabrizio Gatti -giornalista e scrittore- e Gualtiero Bertelli -musicista e cantautore- insieme alla sua band (con Bertelli alla chitarra, fisarmonica e voce, con Paolo Favorido al pianoforte, con Rachele Colombo alla voce, percussioni, effettistica, con Guido Rigatti al contrabbasso, violoncello e basso, e con la partecipazione di Maurizio
Camardi ai fiati). I partecipanti all'evento hanno avuto il piacere di assistere, attraverso la voce narrante del giornalista-scrittore italiano e le musiche di Gualtiero Bertelli, Maurizio Comardi e Paolo Favoridio, al racconto del lungo reportage di Gatti, divenuto poi un libro, "Bilal: Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi
schiavi", sulle condizioni di vita, viaggio, lavoro dei clandestini che attraversano il Sahara su un camion, per poi ammassarsi in navi, le quali non hanno niente a che fare con le navi che abbiamo in mente noi, verso Lampedusa, meta tanto desiderata, ma che presto, in molti casi, diventa un sogno infranto; ciò si verifica per quanti sopravvivono, ovviamente, perchè molti sono coloro che non ce la fanno a causa della fame, ai maltrattamenti di chi sfrutta il loro lavoro, alle condizioni igieniche devastanti, alla paura. Gatti per realizzare questa inchiesta ha, prima, attraversato il Sahara sugli stessi camion che trasportano i clandestini, poi, si è fatto arrestare come immigrato clandestino, con il nome di Bilal Ibrahim el Habib, per poter toccare con mano l'osceno trattamento riservato agli immigrati nei centri di permanenza temporanea, dove non è permesso a nessuno di entrare. Bilal è la storia di uomini e donne che a mani nude hanno attraversato il Shara e la storia della conquista del Terzo Millennio, la storia della ricerca della Libertà, che spesso porta, al contrario di ciò che si spera, o alla morte o all'espulsione, ma è una storia di umanità e di grande coraggio, quella che caratterizza queste persone. Ogni cento uomini che partono, dodici ne muoiono. Bilal è la storia anche di un grande tradimento, quello degli ideali di libertà, ugualgianza e fraternità. Per Gatti nel corso delgli anni si è scesi a patti con i regimi dittatoriali del Nord Africa in cambio di contratti per il gas, di vendita di impianti industriali ecc.; questi regimi ora vigilano sulle frontiere dell'Unione Europea ad un prezzo altissimo con centinaia di morti, persone abbandonate nel deserto e migliaia di dispersi. L'evento di giovedì 22 Aprile ha generato "un'emozione rovente" nel pubblico, con un crescendo di suggestioni attraverso le immagini proiettate e le musiche della band, dando vita ad una riflessione sociale che spinge ad essere tutti più attenti ai dettagli e alle sofferenze di chi vive sulla propria pelle l'ingiustizia di un crimine contro
l'umanità. "La più grande menzogna è far credere che tutto questo si possa cambiare con le parole" [p. 486]
BILAL. VIAGGIARE, LAVORARE, MORIRE DA CLANDESTINI. Fabrizio Gatti






















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