L’architetto e artista Gaspare De Fiore ospite del Rotary Club Perugia Est per una lezione di Storia dell’Arte “illustrata”
• 01 marzo 2010 10:31
È
raro assistere a lezioni di Storia dell'Arte così ricche di
passione, freschezza e umanità. Gaspare De Fiore è
architetto, artista, docente. Ha ottantaquattro anni ma non li
dimostra, soprattutto quando si trova a stringere in mano un
carboncino, davanti ad un foglio intonso.
A quel punto comincia a disegnare senza mai abbandonare il discorso perché per lui tratti e parole sono binomio inscindibile della comunicazione. Lo spettatore è rapito da questa performance e si lascia trasportare in un affascinante viaggio spaziotemporale nei capolavori dell'arte, nei loro significati, nelle tecniche che i maestri hanno padroneggiato nel realizzarli.
"Gli uomini sono creature create per creare". Con questo assunto Gaspare De Fiore ha inaugurato una delle sue lezioni/azioni giovedì 25 febbraio: occasione datagli dal Rotary Club Perugia Est al termine di una serata nelle sale della Rosetta, in centro storico.
De
Fiore ha parlato, tracciandolo su carta, del Ritratto dei coniugi
Arnolfini, opera del pittore fiammingo Jan Van Eyck, 1434
conservato nella National Gallery di Londra. La sua maggiore
particolarità è lo specchio convesso raffigurato in fondo
alla parete al centro. Esso riflette tutta la scena donando allo
spettatore un'esperienza di fruizione eccezionale. Si tratta di un
elemento pittorico inedito per quell'epoca, grazie al quale
l'artista si manifesta allo spettatore a più livelli. La firma
(Johannes de Eyck fuit hic) include quel "fuit hic" che pone
fisicamente l'artista nella situazione rappresentata. A rafforzare
questa volontà ci pensa proprio lo specchio convesso: si nota
infatti che esso mostra in lontananza due individui con abiti
diversi. Come ha osservato Gaspare De Fiore, il primo personaggio è
lo stesso Van Eyck ma il secondo, un po' più indietreggiato, non è
altro che lo spettatore. Considerata la posizione dello specchio,
esattamente di fronte chi lo guarda, il risultato di quest'opera è
un cortocircuito visivo in cui si ha l'impressione reale di far
parte del dipinto, con il pittore al fianco.
Lo
specchio è un elemento rivelatore anche in un altro dipinto: Venere
e Cupido di Diego Velazquez, 1648, National Gallery di Londra. In
questo caso il riflesso è l'unico modo che abbiamo per osservare
il volto di Venere, altrimenti invisibile dal momento che il pittore
la ritrae di spalle. Secondo De Fiore lo specchio sta anche a
simboleggiare l'introspezione: vedere l'immagine della propria
anima e del destino che la attende. In questo caso il passare del
tempo sta ad indicare che la bellezza rappresentata da Venere un
giorno sfiorirà come detta il principio "polvere eri e polvere
tornerai".
Un altro dipinto riprodotto al tratto e descritto da De Fiore è stato la Vocazione di san Matteo di Caravaggio, 1600, chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Il quadro vive della gestualità dei personaggi che danno un movimento all'opera e un coinvolgimento dello spettatore unici. De Fiore ha osservato in particolare l'importanza delle dita che indicano: quelle del Cristo e di San Pietro rivolte verso San Matteo e il dito di quest'ultimo che indica se stesso. Tali gesti regalano vita alla situazione rappresentata nel quadro e sembrano dotare di parola i protagonisti: Cristo (Tu!), Pietro (Lui?), Matteo (Io?).
Da
ultimo De Fiore ha parlato dell'Annunciazione, 1460-1470,
capolavoro di Piero Della Francesca che campeggia sul pannello
superiore del Polittico di Sant'Antonio conservato nella
Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia. A sorprendere, in
quest'opera, è l'utilizzo mirabile della prospettiva. Fra
l'Angelo Gabriele e la Madonna vi è un portico che si sviluppa in
profondità con ben undici colonne. Questo spazio - ha osservato De
Fiore - sta a simboleggiare la vita ultraterrena che verrà, una
felicità che non è di oggi né di questo mondo; il quadro - ha
concluso - rappresenta l'annunciazione della felicità futura.


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