LA STORIA Le vicende della lupa "Nerina". Un lettore scrive: la verità non è quella proclamata dal vicesindaco Nilo Arcudi. Sono degli "incompetenti"
• 10 novembre 2009 14:33
Riceviamo e pubblichiamo
Gentile redazione, Gentile Direttore
vorrei farvi parte di alcune riflessioni in merito ad un articolo apparso sul vostro giornale on-line in data 6 novembre:
ARTICOLO DA PERUGIANEWS.IT
E’ deceduta lo scorso 28 ottobre, all’età di 17 anni e 5 mesi, la lupa, chiamata “Nerina”, ospitata nell’Area Faunistica di Monte Tezio a Perugia. La notizia è stata comunicata oggi dal vicesindaco Nilo Arcudi (Aree verdi). La Lupa è stata seppellita a Monte Tezio. Verrà predisposta una targa a memoria della sua presenza. Il tutto è reso noto dal Comune di Perugia.
“La storia della lupa Nerina - afferma Arcudi - rappresenta un punto di orgoglio non solo per l’Amministrazione Comunale, ma per tutti coloro che se ne sono occupati durante questi 17 anni, dal Dipartimento di Biologia Cellulare e Ambientale, alla Comunità Montana “Monti del Trasimeno”, alla ASL n. 1 e 2, e, non ultimi, per tutti i cittadini frequentatori del Parco di Monte Tezio che hanno dato il loro contributo con segnalazioni e controlli, testimoniando grande sensibilità e umanità”.
La storia. La Lupa - riferiscono dal Comune di Perugia - era ospite dell’area faunistica dal 28 giugno 1992. Venne catturata alle pendici del Monte Subasio da sconosciuti che, con probabilità, la scambiarono per un cucciolo di cane. La Procura della Repubblica di Perugia la affidò all’allora Istituto di Zoologia dell’Università degli Studi di Perugia (attuale Dipartimento di Biologia Cellulare e Ambientale). Quando i tempi furono maturi per attuare un programma scientifico di rilascio in natura, si pensò al Parco Regionale del Subasio, al Parco Nazionale dei Monti Sibillini e al Parco Nazionale d’Abruzzo. Gli zoologi si trovarono, però, di fronte alla netta opposizione di alcune Amministrazioni locali e dei residenti. Il Comune di Perugia, avendo già in programma di realizzare un’Area faunistica nell’ambito del Parco Comunale di Monte Tezio, decise allora di predisporre una struttura in cui poterla sistemare.
Mi preme fare un breve commento su quanto afferma orgogliosamente il vice-sindaco (andiamo bene...) Arcudi il quale forse, all'epoca in cui l'animale venne ritrovato e si pose la questione del suo futuro, si trovava ancora nella natia Calabria e dunque parla senza cognizione di causa...
Codesto Arcudi è dunque male informato, perchè in primis la lupa non venne raccolta per caso da alcune persone che la scambiarono per un cucciolo di cane...
La lupa venne trovata sul Monte Subasio ferita, molto probabilmente da dei bracconieri, anche perchè se non era ferita ben difficilmente due semplici escursionisti sarebbero arrivati tanto vicini da poter prendere una lupa, fosse anche stata poco più che cucciola.
Gli animali selvatici, e soprattutto i lupi, la maggior parte delle volte li si riesce a vedere solo se vogliono loro, altrimenti appena avvertono la presenza dell'uomo fuggono via, direi anche motivatamente.
La permanenza sul Tezio della lupa doveva essere TEMPORANEA e a scopo riabilitativo, in vista di un futuro e celere ritorno alla vita libera, dopo essare stata curata e nel frattempo nutrita progressivamente fino a poter cacciare animali vivi; almeno così recitava UN CARTELLO DELLA COMUNITA' MONTANA POSTO NEI PRESSI DEL RECINTO E CHE ORA SICURAMENTE NON CI SARA' PIU' DA TEMPO. MI AUGURO SOLO CHE QUALCUNO IN PASSATO LO ABBIA FOTOGRAFATO.
La storia che gli "ZOOLOGI" siano stati fermati in questa loro opera di reinserimento dell'animale in natura da cattive amministrazioni e da RESIDENTI non sta né in cielo né in terra!
questa "riabilitazione" di cui Arcudi e soci traggono motivo di orgoglio si è trasformata dunque in 17 anni di prigionia, vissuta in uno spazio sempre più ridotto, troppo a ridosso di sentieri battuti da visitatori del parco (chi ci va spesso sa di cosa parlo) e senza alcuna possibilità di privacy per l'animale, se non rinchiudersi in una specie di casetta in legno...
"complimenti" al comune, alla comunità montana, agli "zoologi" e soprattutto al vice sindaco Arcudi, il quale evidentemente non trova altri motivi per inorgoglirsi che la morte di un povero animale selvatico costretto dalle circostanze e DALL'INCOMPETENZA a una vita di solitudine e prigionia.
Mi sembrava giusto puntualizzare su quella che ritengo una speculazione politica sulle sofferenze di un essere vivente
Cordiali saluti alla redazione
Michelangelo






















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