OMICIDIO PERUGIAMagro risarcimento per Lumumba. Imputati, è presto per tirare le somme
Maurizio Troccoli • 16 marzo 2009 11:47
Soltanto 8 mila euro riconosciuti a Patrick Lumumba per ingiusta detenzione. A fronte dei 516 mila richiesti dalla difesa. "Iniqua ed ingiusta" la sentenza della corte d'Appello di Perugia, secondo l'avvocato Carlo Pacelli che auspicava un maggiore riconoscimento del danno patrimoniale, d'immagine e della saluta riservato a Patrick per i 14 giorni di detenzione. Dopo i quali è stato totalemente prosciolto poichè considerato totalmente estraneo. "Ci aspettavamo un riconosciemnto di equità - ha aggiunto Pacelli - che andasse oltre l'aspetto puramente ermetico legato alle tabelle. Patrick - continua - ha ricevuto un danno di immagine assolutamente non paragonabile ad altri casi simili. Ricorreremo in Cassazione". Quanto alla sua reazione Pacelli dice: "Certo le sue aspettative erano molto superiori, se avesse avuto di più oggi sarebbe più contento perchè giustamente risarcito. Ma questi procedimenti sono lunghi. Occorre avere pazienza".
I familiari di Amanda parlano di asseze di prove
Non ci sono colpi di scena al processo in Corte d’assise per “l’omicidio di Perugia” e probabilmente è proprio lo scorrere fluido degli eventi, degli interrogatori, dei testimoni, che permette ad ognuno dei protagonisti di tirare l’acqua al proprio mulino. Come per l’accusa, così per la difesa. I protagonisti appunto: Amanda Knox, 22 anni, rinviata a giudizio con l’accusa di omicidio e concorso in violenza sessuale; Raffaele Sollecito, 24 anni, neo laureato in ingegneria informatica, anch’egli rinviato a giudizio insieme ad Amanda (la sua ex – almeno questo emergerebbe dal loro rapporto epistolare in carcere -) e con le stesse accuse; Rudy Hermann Guede, 22 anni, condannato a 30 anni nel processo di primo grado, celebrato con il rito abbreviato; e poi le parti civili i familiari di Meredith Kercher (aveva 21 anni quando è stata brutalmente assassinata, nella notte tra l’1 ed il 2 novembre del 2007, in via della Pergola a Perugia); quindi Patrick Lumumba, 37 anni, prima accusato da Amanda di essere stato lui l’assassino e poi liberato perché aveva un alibi. Insomma In questa fase processuale, nella quale vengono sentiti i testimoni individuati dalla procura per ripercorrere i primi momenti delle indagini, ovvero da quando fu rinvenuto il cadavere di Meredith, ascoltando gli agenti della polizia postale, della questura, della squadra mobile, della scientifica, ognuno può a ragione convincersi che il processo sta andando nella direzione giusta.
I convincimenti
L’ultimo a dirlo forte e chiaro è stato Chris Mellas, il secondo marito della madre di Amanda, che si alterna nel presiedere al processo al padre reale Kurt Knox, per fare sentire alla ragazza dal volto angelico di Seattle la presenza della famiglia. “Non sono emerse prove a carico di Amanda” ha detto: “Il processo presto avrà una svolta”. A dargli manforte in questo tentativo di ricostruzione dell’immagine della studentessa americana, a suo dire danneggiata dai giornali italiani troppo spesso impegnati a definire il suo taglio di capelli, piuttosto che il suo sguardo o il modo di vestire, anziché di entrare nel merito della vicenda, c’è il gruppo di amici, parenti e fan americani che, attraverso i potenti mezzi della rete, hanno cercato di evidenziare gli aspetti “torbidi, offuscati, poco chiari delle indagini”, volti a confermare una tesi accusatoria, a loro parere improbabile. Ma se dalla loro è pur vero che contro Amanda non esistono prove schiaccianti, è altrettanto vero che in fase di processo sono emerse molte contraddizioni sul comportamento della giovane americana, pari a quelle che sono emerse anche a sfavore di Raffaele Sollecito e Rudy Guede.
Il Riepilogo
Andiamo per ordine. Amanda Knox fu trovata dagli agenti della polizia postale davanti casa, dopo che questi erano stati contattati da una cittadina di Perugia che prima aveva ricevuto una telefonata intimidatoria circa una bomba posizionata nel proprio gabinetto di casa (poi risultata essere uno scherzo ad opera di un giovane ternano) e poi aveva rinvenuto un cellulare nel giardino con all’interno una scheda telefonica intestata a Filomena Romanelli, coinquilina di Meredith, oggi testimone al processo. Alla vista della polizia postale Amanda aveva dichiarato di essere tornata la mattina a casa, di aver trovato la porta aperta, di aver fatto una doccia, di essere stata la notte precedente a casa del fidanzato Raffaele Sollecito, di aver trovato delle macchioline di sangue in bagno, di aver visto la porta di Meredith chiusa e di avere anche visto delle feci nell’altro gabinetto di casa che poi sarebbero scomparse quando lei è uscita dalla doccia. Questo il suo racconto e questa la chiave di volta del processo che potrebbe stabilire la sua innocenza o la sua colpevolezza. Quindi hanno fatto seguito gli interrogatori in questura, i pedinamenti, le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Amanda – hanno raccontato le sue coinquiline e le amiche inglesi di Meredith – fin dai primi momenti, insieme a Sollecito, ha avuto comportamenti ambigui, insoliti rispetto alla situazione di un delitto. Era sempre abbracciata in disparte con Raffaele, anche negli uffici della questura si stringevano, si baciavano, si facevano le faccette. Poi ha fatto anche esercizi ginnici, come la ruota, la spaccata e ad un certo punto, quando gli agenti si sono accorti che nel suo cellulare era arrivato un messaggio di Patrick Lumumba (suo datore di lavoro, proprietario del pub Le Chic, di Perugia), è scoppiata in una crisi e lo ha colpevolizzato, sostenendo che era stato lui a violentare Meredith, tant’è che lei dalla cucina sentiva le urla strazianti della povera coinquilina. Ma non è tutto: Amanda ha anche detto che Meredith lasciava abitualmente la porta della camera chiusa, fatto questo smentito dalla testimonianza dell’altra coinquilina Filomena Romanelli che invece ha ricordato come Meredith non si staccava mai dal suo cellulare se non quando ritornava in Inghilterra, poiché aveva un contatto telefonico continuo con sua madre che era ammalata. Ha anche detto che quando era ritornata al mattino a casa ed aveva trovato la porta aperta ha pensato che l’avessero lasciata così le sue coinquiline per andare a buttare l’immondizia.
Sospetti e contraddizioni
Quindi il sospetto che ci siano evidenti contraddizioni: se Meredith lasciava abitualmente la porta chiusa allora perché il suo fidanzato Raffaele, a suo dire da lei raggiunto per farsi riaccompagnare a casa e verificare questa strana situazione, avrebbe tentato di rompere la porta della camera di Meredith, come egli stesso ha testimoniato e come gli investigatori hanno accertato dai segni presenti sulla porta? E se le amiche erano andate a buttare l’immondizia come avrebbe fatto lei a non incrociarle visto che i bidoni della spazzatura sono proprio lì davanti casa. Ed ancora perché quando Raffaele Sollecito veniva chiamato in questura per essere ascoltato dagli agenti lei si precipitava lì dopo pochi minuti? Perché l’accusa di Patrick Lumumba? Perché il giorno dopo il delitto, mentre veniva accompagnata in questura insieme alle altre coinquiline avrebbe detto che Meredith è stata sgozzata, se lei non è mai riuscita ad entrare in quella stanza e vedere il cadavere, secondo la ricostruzione dei testimoni? Insomma i perché sono moltissimi e trasversali, tanti per l’una quanti per gli altri due. Perché ad esempio Raffaele dice di non ricordare alcuni particolari di quella notte ovvero se e quando Amanda l’avrebbe raggiunto a casa, visto che ha dichiarato di essere rimasto lì a guardare il film “il favoloso mondo di Amelie”? Perché gli orari da lui chiariti rispetto alla visione del film non sono gli stessi riscontrati dagli investigatori circa l’interazione umana con il suo pc? Perché il coltello rinvenuto nel cassetto della sua cucina era pulitissimo fino al punto di non avere nessuna traccia come fosse immacolato e quella casa aveva un forte odore di candeggina quando gli agenti hanno fatto il primo sopralluogo? Eppure secondo il parere dei difensori dei due imputati in Corte d’assise ci sarebbe stato un probabile furto che sarebbe avvenuto in quella casa, quella notte, confermato da un vetro rotto e da un sasso rinvenuto nella camera di Filomena Romanelli, che avrebbe poi portato il ladro a compiere l’omicidio, tranne poi appurare che da quella casa non è sparito nulla: nè preziosi, né computer, né macchine fotografiche, niente di niente.
Le strategie delle difese
Ovviamente la realtà di quella notte potrebbe essere ribaltata dai difensori degli imputati con una lunga serie di domande che non trovano proce certe a confermare la colpevolezza dei loro assistiti. Prove certe sull’arma del delitto non ce ne sono, tranne alcune tracce di dna rinvenute sul manico e sulla lama del coltello collegabili ad Amanda ed a Meredith, quanto alle tracce di dna di Sollecito rinvenute sul gancetto strappato del reggiseno di Meredith, i difensori sostengono ci possa essere stata una contaminazione, un inquinamento favorito dal ritardo con il quale questo oggetto è stato repertato, circa due mesi dopo l’accaduto, o ancora l’impronta di scarpe prima addebitabile a Sollecito, poi a Rudy, come egli stesso avrebbe confermato. Ed una lunga serie di elementi equivoci interpretabili da entrambe le posizioni secondo i propri convincimenti, fondati o meno che siano. Ad esempio la difesa di Sollecito non si spiega come mai gli elementi che hanno condotto Raffaele in prigione come quello delle scarpe, come quello del desiderio di esperienze sessuali al limite con la sua fidanzata, come quello del gancetto, una volta smentite rispettivamente dal riconoscimento di Rudy su quell’impronta, dal breve tempo di quella relazione ancora da consumarsi per prospettare una crisi di coppia che avrebbe alimentato il desiderio di esperienze sessuali più travolgenti, o ancora la traccia di dna sul gancetto che considerano inquinata, non siano state sufficienti a togliergli la custodia cautelare in carcere. Troppi i punti ancora da chiarire, i testimoni da ascoltare, le arringhe difensive da presentare al presidente della Corte Massei, per tirare le somme di un processo dagli sviluppi imprevedibili.






















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