AGITAZIONI L’Accademia Pietro Vannucci barcolla ma non molla
Lucia Caruso • 16 marzo 2009 19:52
Continua a scandire il tempo con i suoi ritmi di sempre l’Accademia Pietro Vannucci di Perugia, anche se cosciente di rischiare il collasso. Personale docente e non docente, direttore, studenti, continuano a svolgere il loro lavoro. Basta varcare quella soglia per percepire che la quiete è apparente. L’istituto è tappezzato di manifesti che implorano l’ aiuto della società civile, che si appellano alle istituzioni, che ricordano: “L’Accademia è cultura” e gridano “No alla chiusura”.
L'incontro con i sindacati
Alfredo De Poi, presidente dell’Accademia, lunedì mattina ha incontrato i rappresentanti dei sindacati di Cgil e di Cisl, gli studenti, i dipendenti, i docenti e i giornalisti per discutere la delicata situazione finanziaria in cui, ormai da anni, imperversa la Vannucci. “Una ulteriore riduzione dei finanziamenti infatti non è più tollerabile”, sostengono il presidente, i sindacati e il direttore.
"Il Comune di Perugia ha stanziato 200 mila euro in meno rispetto a quelli previsti, già esigui", dice Amedeo Zupi (Flc-Cgil). Il Ministero tra l’altro non ha previsto sovvenzione alcuna. E solo lunedì mattina sarebbe arrivato un ok dalla Provincia che metterebbe a disposizione 200 mila euro. Altre 200mila sono invece quelli che finanzia la Regione. "Ma non bastano".
Il valore di questo istituto
“L’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci – spiega il presidente De Poi – è un istituto di alta formazione artistica e a questo va garantita la dignità. Ci sono responsabilità precise del Comune e della Provincia che sono i soci fondatori, gli enti che avrebbero dovuto garantire la vita di questa istituzione. Se non arriveranno i fondi concordati, indispensabili al corretto funzionamento di tutti i servizi saremo costretti a ridurre ulteriormente le nostre attività, fino a sospenderle”. Ma a rischio non sarebbe solo il corpo docente e non docente, e gli studenti che, in caso non dovessero arrivare i fondi entro marzo, sarebbero costretti a non concludere l’anno accademico. Ad alto rischio sarebbe - secondo quanto sostenuto da De Poi - soprattutto il patrimonio artistico: oltre 390 dipinti, 5.300 incisioni, più di 12mila disegni, 600 gessi. “Abbiamo collezioni ospitate in modo precario – continua De Poi – opere di un valore inestimabile mal ricoverate, costrette da 12 anni in questi angusti magazzini. Alcune sono persino collocate all’esterno, esposte costantemente alle intemperie”.
E’ da anni ormai che la prestigiosa istituzione perugina sollecita gli enti per ricevere qualche aiuto in più. Di certo nessuno si aspettava che i finanziamenti sarebbero diminuiti.
Di anno in anno
“Ogni anno è una lotta. Ma questa volta è diverso – afferma Amedeo Zupi – questa volta a parlare alla città sono gli studenti e non solo i dirigenti. Questo testimonia che l’Accademia è un’istituzione viva. Oggi questo istituto di alta formazione artistica ha pari dignità rispetto ad una facoltà universitaria. E questa dignità bisogna garantirla. Qualcuno pensa che spendere poco vuol dire risparmiare, ma qui spendere poco vuol dire chiudere. Il Comune, la Provincia e la Regione devono decidere se vogliono avvalersi di questa istituzione oppure no. Nel caso in cui se ne vogliano avvalere si devono fare i conti con le risorse che occorrono per mantenerla. Si va avanti – continua Zupi – con un clima di precarietà diffusa. Noi sindacati siamo convinti che la precarietà è nemica della qualità e – conclude – chiediamo una cosa ben precisa: che gli impegni promessi circa un anno fa dagli enti vadano mantenuti”.
“Statene certi – ricorda il presidente dell’Accademia – se la battaglia sarà vinta la vinceremo insieme, se sarà persa a perdere sarà soprattutto Perugia e questa nostra regione”.
La protesta
Per mercoledì è prevista una manifestazione, ma non ci sarà una vera e proprio interruzione della didattica. Infatti sono in programma lezioni, spettacoli, esibizioni, proiezioni di corti. Continuano a tenere duro tutti. Dai docenti, che nonostante si trovino in questa condizione precaria sostengono le lezioni, a volte di più di quelle che loro spetterebbero, agli alunni che s’impegnano, anche se il loro destino ancora è incerto nell’istituto, al personale non docente che è stato già dimezzato dai tagli precedenti. In ognuno di questi c’è la speranza che le cose cambieranno. E che non si scriva la parola fine su questa secolare istituzione che ha dato dimostrazione di prestigio non solo in Italia ma anche all’estero.
Insomma l’Accademia Pietro Vannucci di Perugia ancora una volta barcolla ma, per ora, non molla.






















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