CASSA INTEGRAZIONECig in deroga e politiche attive del lavoro, previsti dalla Regione interventi per quasi 44 milioni di euro
Mauro Sedda • 23 novembre 2009 16:13

Quasi 44 milioni di euro a sostegno dei lavoratori umbri interessati dagli ammortizzatori sociali in deroga. Lo prevede il programma di interventi per la CIG in deroga e le politiche attive del lavoro approvato dalla Giunta regionale in attuazione dell’accordo sottoscritto tra Stato e Regioni per far fronte alla grave crisi economico finanziaria. Il tutto è stato reso noto da un comunicato della Regione.
Il programma - prosegue la nota - che utilizza fondi a carico del Por-Umbria FSE (2007-2013) e che sarà operativo a partire dal 2010, prevede una serie innovativa di misure finalizzate a sostenere il reddito dei lavoratori che usufruiscono della CIG in deroga ed interventi di politiche attive del lavoro.
“Le azioni previste - ha spiegato l’assessore regionale alle politiche del lavoro, Maria Prodi, durante la conferenza stampa di presentazione a cui ha partecipato anche il Direttore regionale allo sviluppo economico e alle attività produttive Ciro Becchetti - interessano direttamente i lavoratori. Si tratta, infatti, di misure di sostegno al reddito accompagnate da specifici interventi di politiche attive del lavoro realizzati attraverso servizi e percorsi formativi calibrati sulla persona. Il nostro obiettivo - ha aggiunto - è di fornire un buon servizio al lavoratore, così da metterlo in condizione di poter superare la fase di difficoltà e di acquisire competenze da spendere per la sua ricollocazione. L’auspicio - ha poi concluso l’assessore - è che anche queste misure consentano alle imprese di mantenere i propri dipendenti. Ci sono, infatti, strumenti adeguati per uscire dalla crisi e cogliere la ripresa grazie anche ad uno slancio innovativo delle aziende”.
“Gli interventi previsti dall’accordo - ha riferito Becchetti - sono un ‘diritto dovere’ del lavoratore che ottiene un sostegno al reddito ma deve essere disponibile a migliorare la proprie competenze in prospettiva del suo reingresso nel mercato del lavoro. La non attuazione degli interventi di politiche attive del lavoro comporta l’automatica revoca dei benefici. Per la prima volta - ha proseguito - il documento offre un'analisi approfondita del mercato del lavoro umbro in relazione allo stato di avanzamento della gestione della CIG in deroga sul territorio regionale, andando ad indagare la tipologia delle aziende e dei lavoratori interessati. La situazione variegata della regione ha portato a suddividere i lavoratori interessati in tre sottogruppi (lavoratori con CIG inferiore alle 60 ore mensile, tra 60 e 120 ore e superiore a 120 ore) per i quali sono previsti servizi ed offerte formative differenziati. A breve - ha concluso Becchetti - partiranno le gare per l’individuazione dei soggetti attuatori dei progetti”.
Tutti i dati. Sono attualmente 6520 - informano dalla Regione - i lavoratori che in Umbria usufruiscono degli ammortizzatori sociali in deroga e si stima che entro la fine del 2009 raggiungeranno le 8mila unità. Delle 1095 imprese che hanno fatto domanda, 946 hanno già passato l’esame congiunto in Regione, di queste circa i tre quarti sono artigiane. Fra le imprese 10 hanno chiesto la mobilità in deroga per 67 lavoratori, mentre le rimanenti hanno avanzato richiesta di CIG per il massimo periodo consentito. Il 20% delle imprese opera nel comparto dell’abbigliamento e circa il 7% nel tessile. Rilevante (18,2%) anche il numero di richieste provenienti dalla metallurgia, dalla lavorazione dei materiali non metalliferi (8,6%), dalle costruzioni (8%), dalla lavorazione del legno (7%) e dal commercio (6,8%). Dei lavoratori, che sono per il 14,3% stranieri e per quasi il 45% donne, il 65% sono operai, le figure impiegatizie sono il 10%, mentre gli apprendisti sono circa il 20% (con un’incidenza elevata in quanto tale categoria non rientra nel campo di applicazione di CIGO e GIGS). Perciò l’età media dei lavoratori risulta piuttosto bassa: quasi la metà ha meno di 35 anni (i soggetti con meno di 25 anni sono il 16,6%, i 25-34enni il 30%, i 35-44enni il 27,3% e gli over 44 il restante 26,1%). Risulta molto contenuta (2,4%) la presenza di laureati, di contro la metà dei lavoratori è in possesso della licenza media inferiore. I qualificati sono il 5,3% e i diplomati il 28,2%. Del 14,6% dei lavoratori non si conosce il titolo di studio o ne posseggono uno non riconosciuto nel nostro Paese. Per quanto riguarda la dislocazione territoriale, netta è la prevalenza della provincia di Perugia sulla quale sembra concentrarsi maggiormente la crisi. Quasi il 90% delle domande proviene da aziende con sede legale nella provincia di Perugia in cui opera l’83% dei lavoratori. Considerando il domicilio: l’82,5% dei lavoratori è della provincia di Perugia (il 40,6% nell’area del Centro per l’impiego di Perugia, il 21,2% in quella del CPI di Città di Castello e il 20,7% in quella del CPI di Foligno), il 14,9% di quella di Terni (il 12,4% nell’area del Centro per l’impiego di Terni e il 2,5% in quella del CPI di Orvieto) e il restante 2,6% lavora in aziende umbre ma è domiciliato in comuni limitrofi alla nostra regione.
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