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STRAGEAttentato a Kabul. Morti sei militari italiani e quattro feriti gravi. Morto anche un giovane umbro: primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, 26 anni nato ad Orvieto. Ecco il racconto della sua vita in Afganistan. Molti i morti ed i feriti afgani. Il cordoglio di Lorenzetti, Bracco, Guasticchi, Boccali e del sindaco di Orvieto. Tutti i particolari

• 17 settembre 2009 13:43

L'attentato suicida di questa mattina a Kabul, è costato la vita a  sei paracadutisti italiani, mentre sono quattro i feriti gravi dell'esercito italiano in missione in Afganistan. E' morto anche un soldato umbro, il primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, 26 anni di Lubriano, nato ad Orvieto. Lo stesso Pistonami così si racconta in una intervista all'Espresso.

Il primo caporalmaggiore Giandomenico Pistonami, come il collega di Di Lisio deceduto il 14 luglio scorso, è un mitragliere, quello che sta in ralla, il più esposto perché sbuca con il corpo fuori dal Lince. "Esco tutti i giorni, faccio da scorta a materiali e persone", racconta Pistonami, 26 anni di Lubriano (Viterbo): "Il mio è il ruolo più importante della pattuglia, ho più campo visivo e uditivo, con un gesto posso fermare le macchine che passano". Un lavoro pericoloso, di concentrazione e tensione che lascia poco spazio alle emozioni. "Purtroppo la mia famiglia guarda i telegiornali", aggiunge con un sorriso, "ma sono tranquilli quando mi sentono tranquillo, per fortuna ci sono Internet e il telefono". Il posto che occupa Pistonami qualcuno lo chiama 'sedile della morte' e spiega che ormai molti mezzi militari di altri contingenti tengono il militare dentro al blindato con un sistema di comando per pilotare la mitragliatrice fuori.

Il resto del servizio giornalistico è pubblicato di seguito. Fonte: L'Espresso

Ecco tutti i nomi, diffusi da Repubblica.it

I soldati morti appartenevano al 186esimo Reggimento Paracadutisti di stanza a Pisa: quattro caporal maggiore; un sergente maggiore, e il tenente che comandava i due blindati. Questi i loro nomi: tenente Antonio Fortunato, 35 anni, originario di Lagonegro (Potenza); primo caporal maggiore Matteo Mureddu, 26 anni, di Solarussa, un piccolo paese sardo in provincia di Oristano, fratello minore di Stefano, anch'egli militare; primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, 26 anni, nativo di Glarus (Svizzera); sergente maggiore Roberto Valente, 37 anni di Napoli, e primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, 26 anni di Orvieto; primo caporal maggiore Massimiliano Randino, salernitano, 32 anni.

La ricostruzione

Stando alla prima ricostruzione dell'accaduto, un'auto carica di esplosivo sarebbe riuscita ad infilarsi tra due mezzi Lince italiani in viaggio dall'aeroporto fino al quartier generale delle forze internazionali Isaf.

"Sui mezzi c'erano 10 nostri soldati. Tutti hanno subito conseguenze dallo scoppio, sei ammazzati e quattro rimasti feriti. Mi dicono che non versano in immediato pericolo di vita ma queste notizie devono essere confermate", ha spiegato La Russa intervenendo a Palazzo Madama, sottolineando che nonostante queste "infami, vigliacche aggressioni, che hanno colpito nella maniera più subdola, non ci fermeremo".

La Russa ha anche detto che i nomi delle vittime sono già noti ma non vengono diffusi perché le famiglie devono ancora essere avvertite. Quello che si sa è che si tratta di "quattro caporal maggiori, un sergente maggiore e un ufficiale" del 186esimo reggimento della Folgore.

La tragedia di questa mattina - la più sanguinosa dopo l'attentato di Nassyria del novembre 2003 in cui morirono 17 militari e due civili - porta il numero delle vittime italiane in Afghanistan a 20.

L'inchiesta della Procura romana

La procura di Roma ha aperto un'indagine per strage a fine di terrorismo. Alle 18 di questa sera è attesa, alla Camera, un'informativa dettaglia di La Russa su quanto accaduto.

Il premier Silvio Berlusconi ha espresso vicinanza alle famiglie delle vittime e "la sua solidarietà a tutti i componenti della missione italiana in Afghanistan impegnata a sostegno della democrazia e della libertà in questo sfortunato Paese" è quanto scritto in una nota.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini, parlando al Tg1, ha detto che "i soldati italiani hanno pagato un prezzo alto per la libertà e la sicurezza dell'Afghanistan, dell'Italia e dell'Europa: dobbiamo restare per dimostrare che l'orgoglio dell'Italia è sempre alto".

Il ministero della Salute afghano ha detto che almeno tre civili afghani sono morti e 38 sono rimasti feriti nell'attacco.

Il corpo di almeno un soldato giace a terra sulla strada davanti al veicolo blindato con la bandiera italiana. Pezzi di corpi sono sparsi sull'asfalto.

Un messaggio inviato da un telefono usato spesso da un portavoce talebano ha detto che l'attentatore faceva parte del loro gruppo.

L'esplosione rappresenta l'ultimo episodio di una drammatica escalation di violenza quest'anno della rivolta talebana contro le forze straniere e afghane.

I talebani avevano promesso di disturbare le elezioni presidenziali del mese scorso, i cui risultati non sono ancora ufficiali e che hanno lasciato il paese in uno stato di incertezza politica.

I frati del Sacro convento di Assisi sono in preghiera per le vittime  e per le loro famiglie. Con il loro custode, padre Giuseppe Piemontese, esprimono "profondo cordoglio e sostegno ai familiari colpiti da questo grave lutto". "La comunità francescana - dice padre Piemontese - auspica che si pacifichino i cuori e tacciano le armi e che la ricerca della pace sia sempre la bussola degli uomini di buona volontà e dei governi chiamati a reggere le sorti del mondo". I particolari sono stati confermati dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, dopo che la notizia era stata anticipata da una fonte militare.

Il cordoglio del presidente della Regione Lorenzetti

“Apprendo con sgomento la terribile notizia dell’attentato in Afghanistan e sono profondamente turbata per il gravissimo evento tragico che è costato la vita anche ai militari italiani”. E’ quanto ha espresso la presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, in merito alla strage di stamani a Kabul.
  “Vorrei in questo momento – ha detto la presidente – solo rivolgere parole di cordoglio e solidarietà verso le famiglie dei nostri connazionali certa di interpretare in questo modo anche il sentimento di tutte la comunità umbra”. La presidente Lorenzetti si è detta “addolorata per il coinvolgimento nella strage di innocenti cittadini afgani”.

Il cordoglio del sindaco di Perugia Boccali

Il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, nell'esprimere «amarezza, sgomento e profondo dolore» per quanto accaduto in Afghanistan, si stringe attorno alle famiglie delle vittime dell'attentato kamikaze e rivolge loro parole di cordoglio e vicinanza. Lo riferisce una nota del Comune. «La morte dei militari italiani, ma anche dei civili rimasti coinvolti - ha affermato Boccali - è un fatto grave che colpisce e indigna tutti noi».

Il cordoglio del sindaco di Orvieto

Rispetto e dolore», da parte del sindaco di orvieto, Antonio Concina, per l'attentato ai militari italiani avvenuto a Kabul. Tra le vittime, anche il caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, nato a Orvieto ma residente nel Viterbese. «In questo momento così drammatico - ha affermato il sindaco, a nome dell'amministrazione comunale e dell'intera comunità cittadina - siamo impressionati per il pesante bilancio di vite umane, cui ci rivolgiamo con rispetto e dolore. Allo stesso modo siamo vicini e alle loro famiglie e alle forze armate». Concina - riferisce una nota del Comune - ha inoltre osservato che «il dolore è ancora maggiore perchè in qualche modo una delle vittime era legata ad Orvieto». Bandiera a mezz'asta, oggi, in segno di lutto, nel palazzo comunale di Orvieto, e lunedì prossimo il Consiglio comunale osserverà un minuto di silenzio prima di cominciare i suoi lavori.

Il pensiero del presidente del Consiglio regionale Fabrizio Bracco
«La perdita dei sei militari italiani in Afghanistan, la più grave dopo Nassyrija, ci rattrista e ci richiama alla realtà di una missione di pace ogni giorno più difficile, in un paese dove non accenna a diminuire il potere economico e militare di quanti, in modo sistematico, intendono tenere lontano quel popolo dalla democrazia e da una crescita civile e sociale»: è quanto dichiara il presidente del consiglio regionale umbro, Fabrizio Bracco. Esprimendo, a nome di tutto il consiglio regionale dell'Umbria, «il cordoglio e la vicinanza alle famiglie delle vittime e dei feriti, alle truppe italiane che operano con obiettivi di pace in quella terra martoriata», Bracco ribadisce che «questo ennesimo e terribile atto di violenza» deve indurre ad una «riflessione approfondita della comunità internazionale, in particolare dei paesi direttamente impegnati, per attrezzarsi a fronte di una situazione che sta mutando di giorno in giorno e che mette a rischio la vita dei cittadini e dei cooperatori internazionali, insieme a quella dei militari. Occorre necessariamente ricercare una strategia più efficace, capace di costruire in Afghanistan la pace e la democrazia sconfiggendo il terrorismo».

Il presidente della Provincia di Perugia, Marco Guasticchi: vicinanza alle famiglie
 Il presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi, esprime, anche a nome dell'intera giunta, «profondo cordoglio per le vite spezzate in Afghanistan e grande vicinanza alle famiglie delle vittime. »Una strage di italiani - ha detto Guasticchi - che crea sgomento e incredulità. È una tragedia che oggi getta nel lutto il nostro paese

Il presidente del Comitato militare della Nato, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola
«L'alleanza atlantica è determinata a portare avanti con la comunità internazionale e insieme al popolo afghano la missione in Afghanistan per potere garantire a questo paese una vita migliore ed impedire che ritorni ad essere un rifugio per i terroristi». Lo ha dichiarato il presidente del Comitato militare della Nato, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola. Di Paola ha detto di essere «particolarmente addolorato» per l'attacco contro i militari italiani a Kabul. «Quanto accaduto mi colpisce profondamente sia come presidente del Comitato militare dell'Alleanza che come italiano», ha rilevato. «Come italiano, in questo momento sono personalmente e particolarmente vicino all'Italia e alle famiglie delle vittime e dei feriti». A nome del Comitato militare, Di Paola ha sottolineato che «l'Italia, essendo uno dei paesi che maggiormente contribuiscono alla missione Isaf, paga un alto tributo di sangue. Siamo molto vicini ai nostri alleati italiani, come a tutti gli altri che a loro volta stanno pagando un tributo di sangue in questa guerra». Il Comitato militare dell'Alleanza si riunirà domani a Lisbona, a livello dei capi di Stato maggiore dei 28 alleati. Sarà presente anche il generale Usa Stanley McCrhystal, capo di tutte le forze internazionali in Afghanistan. La missione Isaf sarà uno dei temi dominanti della discussione

La continuazione del sevizio giornalistico dell'Espresso

Il primo caporalmaggiore Giandomenico Pistonami, come il collega di Di Lisio deceduto il 14 luglio scorso, è un mitragliere, quello che sta in ralla, il più esposto perché sbuca con il corpo fuori dal Lince. "Esco tutti i giorni, faccio da scorta a materiali e persone", racconta Pistonami, 26 anni di Lubriano (Viterbo): "Il mio è il ruolo più importante della pattuglia, ho più campo visivo e uditivo, con un gesto posso fermare le macchine che passano". Un lavoro pericoloso, di concentrazione e tensione che lascia poco spazio alle emozioni. "Purtroppo la mia famiglia guarda i telegiornali", aggiunge con un sorriso, "ma sono tranquilli quando mi sentono tranquillo, per fortuna ci sono Internet e il telefono". Il posto che occupa Pistonami qualcuno lo chiama 'sedile della morte' e spiega che ormai molti mezzi militari di altri contingenti tengono il militare dentro al blindato con un sistema di comando per pilotare la mitragliatrice fuori.

Per quanto riguarda i nostri, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, pensa di aggiungere una protezione, una sorta di torretta. Il ministro ha anche promesso l'invio, già approvato da un decreto, di due nuovi Tornado, che si aggiungeranno ai due parcheggiati a Mazar-i- Sharif, non appena sarà pronta la pista dell'aeroporto di Herat, sulla cui data di apertura non ci sono tempi certi. I Tornado italiani, come quelli tedeschi, per ora vengono usati come ricognitori, ma il governo non nega la possibilità di aggiungere cannoncini, trasformandoli in mezzi che possono sostenere azioni di combattimento. Ma tutti questi accorgimenti per rendere più sicura la missione arriveranno fuori tempo massimo, comunque dopo il periodo fatale che coincide con la campagna elettorale. Così, mentre in Italia il governo si spacca sulla questione cruciale se rimanere o meno in Afghanistan e la Lega, Bossi in testa, mostra tutto il suo scetticismo, qui i soldati affrontano la loro guerra quotidiana senza nemmeno il conforto di avere alle spalle un esecutivo concorde circa l'utilità del loro impegno. I piani futuri per i nostri sono già stati delineati: tutte le truppe saranno concentrate nel settore ovest, dove avrebbero già dovuto essere, se non fosse che la scadenza del voto ha indotto a rimandare il ridispiegamento.

Il generale Bertolini non ha dubbi: "Dall'Afghanistan non si può ancora andare via. Intanto facciamo parte dell'alleanza Nato e abbiamo degli obblighi verso i paesi amici e questo sarebbe già sufficiente, ma poi penso che se non ci fossero i nostri contingenti, la popolazione vivrebbe peggio senza nessuna protezione. Questo Paese non deve essere abbandonato. L'Afghanistan non significa solo talebani, ma anche persone perbene, basta un fucile per creare un signore della guerra, e noi, verso chi vuole vivere in pace, abbiamo preso un impegno, anche morale".

Un impegno che costa, ma che chi si trova sul terreno, vuole mantenere pur fra qualche dubbio. "Comando una squadra che esce per controllare il percorso prima che passi la pattuglia", spiega il maresciallo Sebastiano Russo, un ventottenne siciliano di Termini Imerese, comandante guastatore dello stesso reggimento di Di Lisio, che per mestiere cerca esplosivi lungo le strade. Un lavoro difficile in un Afghanistan sterrato dove chiunque può fare un buco e nascondere un ordigno rudimentale più arduo da individuare di uno sofisticato: "Si controlla la strada, si notano i cambiamenti, spesso è la gente stessa che ci chiama e ci segnala dove sta la bomba. Molti ci trovano simpatici. È vero, negli ultimi tempi sono stati piazzati più ordigni. È un lavoro rischioso, ma è quello che abbiamo scelto di fare. Non si pensa che si potrebbe morire, ma solo a come far sì che questo non accada".

Il comandante di pattuglia Marcano è un po' più amaro: "A volte ho la sensazione che le persone che curiamo di giorno, magari nei nostri ambulatori, poi la sera imbraccino il fucile contro di noi, forse mi sbaglio e di sicuro noi continueremo ad aiutarli. Cosa mi fa restare qui? Ho una bimba di due anni e ricordo tutte le medicine, le visite che faceva mia moglie quando l'aspettavamo. Qui i bambini sono spesso abbandonati, muoiono di malattie che da noi sono impensabili come la diarrea. Sono i loro occhi a tenermi qui".

È salito a 15 morti e 60 feriti il bilancio dei civili afgani coinvolti. Lo ha detto il generale Massimo Fogari, capo ufficio stampa dello Stato Maggiore della Difesa, citando fonti della Nato.

Fonte: L'Espresso

 

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